Il complesso di Villa Lattes è di proprietà del Comune di Istrana che l’ha acquistato dal Comune di Treviso nel 2004 unitamente ai terreni circostanti. E’ costituito da un corpo villa con due ali di barchesse, una piccola chiesetta e diversi edifici coevi, in origine destinati alle attività agricole, oltre che dal parco storico, ornato da due statue del Marinali, dai busti dei dodici Cesari acquistati dal Lattes e inseriti successivamente con vasche ed elementi d’arredo nel ridisegno del giardino avvenuto nel 1938.

Villa Lattes è un importante edificio del 1715 realizzato dall’architetto Giorgio Massari, autore di altre importanti residenze patrizie a Venezia e nella zona dell’Asolano. Tra queste senza dubbio la più famosa è palazzo Grassi a Venezia e poi Villa Pola Pomini a Barcon di Vedelago, Villa Perussini a Castelcucco, il Duomo di Possagno e i rimaneggiamenti di Villa Filippin a Paderno del Grappa e Cà Corner della Regina a Cavasagra di Vedelago.

La Villa di Istrana, eretta per conto di Paolo Tamagnino, è sicuramente la prima opera databile dell’architetto Giorgio Massari e se ne può con precisione documentare la data del compimento grazie alla pala d’altare della chiesetta, sul retro si legge: “4 luglio 1715”, probabile giorno in cui la tela di Jacopo Amigoni fu collocata nella sua cornice marmorea.

La residenza, che il Massari continuò certo a frequentare durante la vita di Paolo Tamagnino, passò poi alla sua stessa proprietà, quando Tamagnino morì. Successivamente, la Villa fu, dal 1766 al 1772, di Giandomenico Bianchi, poi della famiglia Negri, e dal 1842 di Abramo Lattes, nonno dell’avvocato Bruno Lattes, ultimo proprietario. Fu quest’ultimo che la riportò agli antichi fasti, facendone la propria dimora e il luogo dove, nel tempo, collocò la sua vasta ed eclettica collezione di opere e reperti di famiglia, oltre che la singolare ed eccezionale collezione di carillons ed automi, raccolta nell’ultimo periodo della sua vita, quando a 55 anni, abbandonata l’attività forense, si dedicò alle sue grandi passioni e al recupero integrale dell’avita dimora.

La villa è un’armoniosa costruzione a due piani con la sala al centro che attraversa tutto il corpo della fabbrica, cui si aggiunge un terzo piano, limitato solo al corpo centrale, con foratura a trifora nel salone e tipico timpano sommitale collegato al cornicione con due ali spioventi che riecheggiano motivi tardo barocchi e che fanno da raccordo con le parti estreme della facciata.

Ai lati del fabbricato due semplici e belle barchesse terminano con muri curvi che si stemperano nel muro di cinta, incorniciando un giardino ovale chiuso in un ideale abbraccio dal poderoso edificio, quasi a raccogliere lo spazio e rendere più intimo il rapporto fra la casa e il giardino.

Sul lato ovest si erge una bella chiesetta ancora adorna degli arredi e dotazioni d’epoca, nonché impreziosita dai dipinti dell’Amigoni e da bassorilievi. Tra questi, anche un bassorilievo (attribuito a Giovanni Bonazza) che raffigura un Paolo Tamagnino sorridente, in contrasto con la severa parrucca secentesca. La chiesetta ha pianta ottagonale, coi fianchi allungati, tipica costruzione che riassume in sé tanti spunti rielaborati dal Massari negli anni seguenti e leggibili in altre sue fabbriche religiose. A fianco dell’altare, si trovano due grate in legno scolpito, forse anch’esse disegnate dal Massari. La decorazione pittorica è limitata alle due opere dell’Amigoni, che dipinse “L’Immacolata” per l’altare e “Il Padre eterno in Gloria” sul soffitto.

Le due barchesse, perfettamente integre nella forma e sulle fronte principali, denotano invece pesanti manomissioni interne e alle forometrie sul lato nord. I portici delle due ali ed in particolare quello a occidente, sono riccamente impreziositi con altre opere, come la fontana dei Putti e la collezione di reperti, quali terrecotte e frammenti lapidei provenienti dai lavori di scavo del Canal Novo di Venezia, inseriti con i lavori di rinnovamento del 1938.